Storia dei Quadri | Viluppo dei quadri

Im Atelier | Fertigung einer Bildtafel

‣ Ritratto di famiglia

© MWJ29.03.2017

‣ Bosse nel Bosco

© MWJ09.03.2017

‣ Il gallo di Brema

© MWJ11.04.2017

‣ Pietà

© MWJ23.05.2013

‣ Fehlende Bodenhaftung

© MWJ23.05.2013

‣ Bildnis Ruth Rupp

© MWJ04.01.2011

Ritratto di famiglia

Tecnica mista vernice trasparente su legno e tela, 1,85 X 1,93 m


Nel dicembre del 2014, visitammo la giudecca a Venezia; un tempo isola di lavoratori situata di fronte a piazza San Marco. Qui si trovano ancora i resti di una normalità e quotidianità veneziana non ancora turbata. La galleria cittadina '´Tre oci' presenta occasionalmente mostre fotografiche eccellenti. Lì sullo scaffale si trovava il volume illustrato 'NeoRealismo – La nuova immagine in Italia 1932 -1960'. Fu un periodo sconvolgente per la fotografia in bianco e nero.

Sul titolo del volume c’era una foto di Tranquillo Casiraghi 'Gente della Torretta'. ‣ alla foto. Mai prima di allora avevo visto quella foto. Ritengo sia curioso che l’immagine continui a togliermi il fiato ancora oggi. Questa foto mi scosse profondamente e mi fece pensare: 'dipingerai Katharina e Ulrich in una composizione simile!'

La mia idea artistica venne accettata. In tali momenti mi sento così felice. Anche Bärbel, la mia musa e compagna acconsentì. Probabilmente dovrò lavorare nove mesi sul dipinto. Fin dalla nascita del ritratto porterò con me tutto ciò che lo sforzo mi richiede; voglia, amore, dubbi, pazienza, vitalità, smarrimento, speranza e fiducia.

Il compagno di Katharina è un attore, musicista e autore. Sarà difficile trovare il tempo per fissare un appuntamento per la posa. Sei mesi più tardi ci incontrammo in un hotel ad Amburgo per bere un caffè ma c’era un problema, i costumi di entrambi non erano ancora arrivati. Per spiegare il disguido Ulrich ci raccontò l’accaduto: 'Volavamo sopra Bruxelles, ma lì era scattato un allarme bomba. Le nostre valigie devono ancora arrivare. E ora?'.

Così fissammo un nuovo incontro per la posa. Ci trovammo nei primi mesi del 2016 nella loro casa a Venezia. Nel frattempo Katharina aveva scoperto sull’isola un muro adatto a fungere da sfondo per il nostro doppio ritratto. Amo quando quei due giocano mentre gli ritraggo perché il dipinto diventa una generale messa in scena.

Dopo la morte del loro cane Toto, ne avevano fortunatamente preso un altro. Era un cane asiatico di sole otto settimane e si trovava sotto lo sgabello del pianoforte; si chiamava Peppina. Il colore del suo pelo era uguale a quello dei miei capelli, così la mia voce interna mi suggerì che anche il cane doveva far parte del ritratto. Dipingerò un ritratto di famiglia con tre differenti personalità.

Prendemmo una sedia da caffetteria chiamata 'Kafka' e bighellonando ci dirigemmo, in un pomeriggio domenicale, verso il muro per lo sfondo. Attraverso gli alberi filtravano leggeri raggi di luce. I resti di un muro rosso mi ricordarono la tonalità del sangue caduto a terra. I residenti ammiravano la giovane Peppina con occhi delle nonne che vedono per la prima volta i loro nipoti.

Dopo poche ore avevo ottenuto gli schizzi delle foto che tanto avevo sognato per il mio ritratto a grandezza naturale. Che gioia! Alla sera andammo a mangiare accompagnati da vino rosso ed interessanti conversazioni piene di leggerezza.

L’applicazione della tinta di fondo del ritratto si asciuga e poi seguono le vernici trasparenti. Ci sto attualmente lavorando.

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© MWJ – Wismar, 29.03.2017
Tradotto dal tedesco da Gianluca Favero, Venezia 2017

Bosse nel Bosco

Tecnica mista vernice trasparente su legno e tela, 0,85 X 0,90 m, 2016/17


Un giorno, avevo appena quattro anni, quando giocando nel bosco trovai sotto del fogliame autunnale un teschio di animale frantumato. Alla sera riportai a casa il reperto e lo misi nel soggiorno. Mio padre pensava fosse il teschio di un vecchio cinghiale. Mi meravigliai. Davvero? Si, il reperto apparteneva ad un cinghiale in carne ed ossa.

Di cinghiali ne avevo già visti molti poiché vivevamo vicino al bosco. Mio nonno una volta mi raccontò che i cinghiali hanno grossi denti a lato e che con questi mordono i bambini. Avevo molta paura di loro. Mi sembravano sempre incattiviti ed irrequieti. Inoltre correvano molto veloce ed incuriositi scavavano un po’ qua e là. Decenni dopo in un incubo ricorrente mi rincorrevano nella foresta nera.

Ma poteva veramente essere il teschio di un cinghiale? Ciò mi riempiva di tristezza. Non devono rimanere altri resti quando muore un animale? Oh, ci sono ancora un paio di ossa. Non le hai ancora trovate tutte. Quindi la mia domanda sommessa era: “E di noi? Cosa rimane di noi uomini?” Mmh…Chi conosce così bene la risposta?

C’era la cena e rimasi ammutolito per il resto dei giorni seguenti.

Era il mio primo incontro con la morte e molti altri ne sarebbero seguiti però mi ricordo spesso dell’emozione intensa che provai e volevo raccontare, in un quadro, l’esperienza che ho vissuto quel giorno. Così cercai a lungo un meraviglioso ragazzino di appena quattro anni.

Io non mi volevo dipingere.

Alcuni anni fa, durante una camminata con la mia compagna ed il cane di mia suocera, la bestiola mi portò un teschio di cinghiale che aveva trovato poco prima. Non c’erano formicai nelle vicinanze quindi bollii il teschio. Puzzava terribilmente.

Anni più tardi incontrai il ragazzo nel quadro. È il figlio di un collega della mia compagna. Per questa posa stava seduto con il teschio in mano nel mio atelier. Gli raccontai le mie storie e il fatto che il teschio fosse rimasto per molti anni nello scaffale della mia cameretta. In qualche modo vidi che gli si rizzarono i capelli e notai in lui un misto tra stupore e sconvolgimento. Il ragazzino vedendosi apparire nel ritratto mi disse: “Mi ritrai ma non mi siedo mica così. Non mi sono mai seduto in un bosco su un grosso albero. Così deve avvenire anche nel tuo atelier”.

Questa è l’arte della pittura. Tutto è possibile ed in qualche modo ogni ritratto è a modo suo un autoritratto. Ci sto attualmente lavorando.

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© MWJ –Bremen, 09.03.17
Tradotto dal tedesco da Gianluca Favero, Venezia 2017

Il gallo di Brema

Tecnica mista vernice trasparente su legno e tela, 1,58 x 1,06 m, 2016/2017


Nel 2013 mi trasferii da Amburgo a Brema. Anche a quel tempo mi veniva in mente la favola dei musicanti di Brema ed il loro magnifico detto: “Qualcosa migliore della morte lo trovi ovunque”.

L’asino, il cane, il gatto e il gallo della favola non arrivarono mai a Brema. La storia narra che la vecchia banda “A Cappella” degli animali prese possesso di una casa di ladruncoli nel bosco, lontano dalle porte della città di Brema. Dal quel momento vissero esenti da fitto suonando musica, esibendosi con successo nei palchi di Brema ed utilizzando la parola Brema nel nome della loro orchestra per non pagare nessun tipo di tassa alla città. La città anseatica di Brema d’altra parte sfruttava la favola dei musicanti e le tasse pagate dai rifugiati che occupano le case per abbellirsi.

La controversa scultura bronzea dei musicanti, di Gerhard Marcks risalente al 1953, si erge di fronte al municipio di Brema come emblema cittadino, in concorrenza alla statua dedicata al Rolando. Qualunque asiatico ha toccato eccitato almeno una volta la scultura dei musicanti.

Brema è il più piccolo Bundesland della Germania ed è da molti anni fortemente indebitato. Su questo tema volevo dipingere qualcosa. Ma come? Una minaccia di fallimento di fronte al municipio sarebbe sembrata triviale. Come si può dimostrare, con i soldi ho un rapporto complicato, quindi i soldi non potevano apparire nel quadro. Allo stesso tempo non volevo inserire alcun contenuto politico regionale. Questo era il mio pensiero.

Esiste un modo di dire “rimetterci le penne”. Questo detto esemplifica la situazione di chi viene danneggiato e deve accettare le conseguenze del danno. Su questo simbolo cercai per il mio quadro qualcosa sul tema “Indebitamento della città di Brema”. Il caso voleva che mi imbattessi su un disegno del grande pittore di animali inglese George Stubbs. In particolare in un suo curioso disegno, grande 40,6 x 56,5 cm eseguito nel tardo barocco. Sembrava che Stubbs l’avesse disegnato proprio per il mio tema. ‣ cliccare qui per vedere

Eccolo improvvisamente qui, il gallo dei musicanti di Brema che a causa dell’indebitamento della città aveva dovuto simbolicamente rimetterci le penne. Si affretta veloce, quasi librandosi, su una strada sassosa. Con il suo portamento si evince facilmente il suo stato d’animo. Non è diventato grasso dalla frustrazione, bensì è rimasto atletico e sportivo. Orgoglioso ed indebitato. Un pennuto nudo senza piume.

Il mio più sentito ringraziamento a George Stubbs, il quale già nel 1800 aveva sviluppato l’idea che avrei poi ripreso per il mio quadro. Rispetto. Senza questo contributo, non avrei mai potuto dare forma a questa storia d’indebitamento. Nello sfondo compariranno poi i musicanti di Brema uno accavallato sopra l’altro dinanzi al municipio di Brema. Ci sto attualmente lavorando.

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© MWJ – Brema 11/04/17
Tradotto dal tedesco da Gianluca Favero, Venezia 2017

Pietà

Lasur- und Mischtechnik auf Leinwand auf Holz, 0,80 x 2,00 m, 2014


Die Auseinandersetzung mit Kommen und Gehen, Liebe, Verlust, Trauer, Leid und Tod ergreift irgendwann jeden Menschen. Gewollt oder ungewollt. Sie ist Bestandteil unseres Seins und trägt sicher unsere unumgängliche irdische Vergänglichkeit als Ursache in sich. Dass sich Gläubige diesem Thema spirituell annehmen ist nachvollziehbar. Seit es den Menschen gibt, setzt er diese Prozesse, Werte und Inhalte gestalterisch um. Otto Dix sagt 'Die alten Themen sind die Besten'.

Je unruhiger sich mein Umfeld gestaltest, je hektischer die Gesellschaft sich formt und wandelt, die Demokratie in ihre Krise gerät, desto grösser wird meine Sehnsucht nach Ruhe und Andacht. Im letzten Jahr sah ich in Porto das Bild Mártir Cristão von Joaquim Vitorino Ribeiro aus dem Jahr 1879.‣ Hier ist es zu sehen.

Wir, die Besucher des Museums, standen leise und andachtsvoll vor der Bildtafel. Sie berührte. Unfassbare Andacht. Stille. Meine innere Stimme sagte mir später: Das ist die Idee für eine eigene Pietà. Irgendwann male ich ein eigenes Andachtsbild. Gleiches fühlte ich schon oft beim Anblick der Werke von Giovanni Bellini in Venedig.

Als dann Monate später bei einer Modellsitzung zum Thema Lucretia mein Modell, des Inhalts wegen der Ohnmacht nahe, sich aufs Sofa legte und das getrunkene Wasserglas absenkte, war die Idee geboren. Das Glas ist leer und wird gleich zu Boden fallen. Und da waren die aufstrebenden Linien wie bei Ribeiro. Die Haare flossen dahin wie gelebtes Leben. Das Tattoo schlich sich als Tod in die Wesenheit und entrückte die Figur auf seltsam schwebende Art dem Jetzt.

Die nächsten Monate gehörten dem Thema Pietà. Warum sollte ich das mittelalterliche Thema nicht transformieren mit einem Menschen von heute? Oft dachte ich, vielleicht ist es die zurückgelassene Maria selbst. Der Gedanke gefiel mir und ich verlieh, trotz der gewählten Kälte des Bildes, dem Inhalt etwas Entschwebendes. Sofa, Stiefel und Kostüm sind eine merkwürdige Mischung verschiedener Zeiten und Inhalte. Willkommene Gründe für Irritation.

Reaktionen auf die Tafel gab es bisher nur im Atelier. Auffällig ist die Stille, die das lebensgroße Bild auslöst. Auch bei Menschen die nicht aus unserem Kulturkreis stammen. Meinungen und Äusserungen zur Tafel: Lebt sie noch? · Ich sehe die Schönheit des Seins, den vergehenden Schmerz und die Erlösung. · Woran ist sie gestorben? Am Verlust? · Hat sie sich vergiftet? · Ist ihre Seele noch hier? · Da schwingt auch eine erotische Komponente mit. Seltsame Mischung. · Der Welt entrückte Andacht. · Sehr sanft entschwebend. · Welch eine Ruhe. · Vielleicht auf der Party liegen geblieben? Es gab auch empörte Newsletter-Abbestellungen aus den Vereinigten Staaten.

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© MWJ – Bremen, 23.07.2014

Fehlende Bodenhaftung

Lasur- und Mischtechnik auf Leinwand auf Holz, 1,00 x 0,73 m, 2012/13


Fehlende Bodenhaftung Wie alle Großväter sagte auch meiner mir einst Gelassenheit fürs Alter voraus. Gilt das ebenso für die Politik? Ja, beruhigte er mich als Jugendlicher. Walter Ulbrichts Politik zum Beispiel brachte ihn in meiner Kindheit zur Weißglut. Schon wenige Jahre später schmunzelte er: Diesen alten Ziegenbock kann man doch nicht ernst nehmen.

Trotz aufkommender Gelassenheit stellt sich bei mir keine Gleichgültigkeit gegenüber politischen Tendenzen ein. Sollte ich als Maler politische Entwicklungen reflektieren? Die Antwort in mir lautet immer wieder: Bitte keine Tagespolitik. Such dir Metaphern!

In der venezianischen Accademia sah ich vor zwanzig Jahren erstmals die 'Madonna degli Alberetti' von Giovanni Bellini. ‣ Hier ist sie zu sehen, die Madonna mit dem Jesuskind gemalt 1487. Großes Theater vor einem einfachen Vorhang. Eine fesselnde Inszenierung, eine simple und zugleich geniale Bildidee. Für meine Stilleben entlehne ich diese gelegentlich.

Aus einem mehrwöchigen Venedig-Urlaub zurückgekehrt, sah ich in einem Tonkrug unserer Küche Kartoffeln keimen. Es waren recht lange Keime. Die Kartoffeln hatten ihre letzte Energie in der Hoffnung auf Zukunft geopfert. Leider werden sie in Kürze ohne Erdung vergehen. Ihnen fehlt die Bodenhaftung. Aber zuvor zeigen sie sich in gelber, grüner und purpurner Schönheit. Ein verzweifelter Griff nach Licht dem Tod entgegen. Es bot sich mir eine ebenso fesselnde Inszenierung wie die der Madonna mit dem Kind.

In der Politik geht es zunehmend weniger um Inhalte. Posten und Macht sind das Ziel, oft durchwachsen von gefährlicher Leere. Ein hilfloses Gerangel auf kalter Bühne in Richtung Kamera. Minister sind vielfach zu jung und unerfahren. Ihnen fehlen Geschichte, diplomatische Erfahrung und Gelassenheit. Und sie haben ein Zuviel an Glanz und einstudiertem Dauerlächeln. Ihnen fehlen ebenso wie meinen Kartoffen die Bodenhaftung. Und so vergehen sie recht schnell.

Da war die Metapher. Ein unförmiger roter Ziegelstein auf grünem Marmor wird zur Bühne für die letzte Reise. Bald kommen Asseln und Spinnen. Tod und Teufel wirken bereits im Hintergrund. Die Schönheit trügt. Es ist ein kurzes trauriges Aufbäumen, bevor der Vorhang fällt und der Grashüpfer weiter zieht. Wohl denen, die Erfahrung und Geschichte in sich tragen, denen die Bodenhaftung für die Zukunft gegeben ist. Diesen Menschen und Kartoffeln wünsche ich ein langes, erfülltes Leben voll farbenfroher Blüte und Schönheit.

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© MWJ – Hamburg, 23.05.2013

Bildnis Ruth Rupp

Lasur- und Mischtechnik auf Leinwand auf Holz, 1,02 x 1,00 m, 2011


Ruth Rupp sah ich 2004 erstmals auf der Bühne des St. Pauli Theaters in der Dreigroschenoper mit Ulrich Tukur als Mackie Messer. Sie sang, nach einer Idee von Katharina John, in der Rolle einer Alt-Hure die Schlussszene und erntete somit allein auf der Bühne stehend den gefährlichen Schlussapplaus des Stückes. Die Hälfte des Publikums heulte vor Rührung. Ich auch. Und ich schwor mir, wenn mir diese kleine Dame eines Tages über den Weg läuft, so werde ich sie ansprechen.

Sechs Jahre später, im Hamburger St. Pauli Theater, hörte ich im Gehen eine lachende erwachsene Frauenstimme rufen: Verdammt, nun kippt mir wieder einer dieser Typen Rotwein in mein Dekolleté nur weil ich so klein bin. Mein Glas stoppte nur wenige Millimeter schräg vor ihr. Ich sah auf eine 154 cm große Frau. Wir saßen noch lange plaudernd im leeren Theater. Andere feierten an der Bar die Eröffnung der neuen Spielsaison, wir verabredeten uns. Ruths Worte: Wenn Du schon sechs Jahre hinter mir her bist, dann müssen wir das jetzt aber auch mal machen, das mit diesem Portrait.

Nach einer Woche saß sie erstmals bei mir im Blankeneser Atelier. Ruth ist nun 85 Jahre alt. Nachdem sie acht Jahre lang ihre kranke Mutter gepflegt hatte, entdeckte sie mit neunundsiebzig Jahren das Schauspiel. Zunächst die Bühne und gelegentlich auch Film.

Vor dem Krieg studierte sie Musik und Gesang. Im zweiten Weltkrieg stand sie als Mädchen in Hamburg an der Flak. Unvorstellbar. Später war sie Kindermädchen für Landkarten-Falk in Blankenese. Dessen Tochter fand sie, nach 43 Jahren, durch mein gemaltes Portrait über Google wieder. Das ist doch Ruth, mein Kindermädchen von einst. Ein Telefonat: Kann es sein? Ja! Nun besuchen sie sich von Zeit zu Zeit und sind zum zweiten Mal befreundet.

Somit ist Malerei wohl doch nicht ganz so sinnlos.

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© MWJ – Hamburg, 04.01.2011